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Visitare Arezzo: Giostra Del Saracino.

Itinerario Arezzo


La Giostra del Saracino, che avviene in Giugno, è un giuoco cavalleresco, che affonda le sue radici nel Medio Evo. E' l'evoluzione di un esercizio di addestramento militare che, simulando lo scontro bellico, vedeva un cavaliere armato di lancia affrontare un autonoma con le sembianze del nemico per antonomasia dell'Occidente cristiano: l'arabo, l'infedele, il Saracino appunto. Nella società medioevale giostre e tornei erano il mezzo con cui si festeggiavano gli avvenimenti più graditi. Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all'inizio del XXII canto dell'Inferno, in alcune celebri terzine. Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi in città per festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di Arezzo.
Il primo documento aretino che ricordi la Giostra del Saracino risale al 6 agosto 1535, ma il giuoco ha certamente radici più antiche. A confermarcelo è la concisione stessa con cui i registri pubblici riportano la decisione delle autorità cittadine (priori, collegi e conservatori) di giostrare "ad burattum" la domenica successiva, per solennizzare la festa del martire Donato, patrono e protettore di Arezzo. Il premio da dare al vincitore è un palio di raso violaceo della lunghezza di otto braccia, per il cui acquisto vengono stanziate 25 lire. Altre testimonianze di giostra risalgono al 1536 e al 1556 quando, tramite l'effettuazione del torneo, si pensa di onorare la visita dei duchi di Firenze, Alessandro e Cosimo I.

Nell' archivio Storico del Comune di Arezzo la giostra ricordata con dovizia di particolari dai diaristi è quella svoltasi il 21 maggio 1593 nel Borgo di San Lorentino, di fronte al palazzo granducale, in occasione della visita ad Arezzo di Ferdinando I di Toscana. Giostre in onore di alti esponenti della casa regnante si svolgono anche nei decenni successivi. Ma si giostra anche in occasione di ricorrenze civili come il carnevale o i matrimoni nobiliari. La tenzone cavalleresca è già allora considerata dai contemporanei una particolarità della città di Arezzo. Risale a quest'epoca la testa di Buratto, scolpita in legno, dall' aspetto fiero e possente, conservata nell' Archivio Storico del Comune.

La seconda metà del Seicento è l'epoca delle grandi giostre barocche, con le quali la nobiltà aretina, sfoggiando ricchezza e destrezza, ribadisce la sua supremazia sugli altri ceti sociali. Di una celebre giostra, svoltasi il 6 dicembre 1677, giorno di san Niccolò, patrono dell'Accademia degli Oscuri, ci è giunto un completo compendio letterario. L'opuscolo, stampato in Arezzo, contiene i "capitoli" ancor oggi fedelmente ricalcati dal regolamento tecnico della competizione. Di un' altra spettacolare giostra seicentesca abbiamo la descrizione nel poema eroicomico il Catorcio d'Anghlari, scritto intorno al 1684 dall' anghiarese Federigo Nomi. Mentre altrove giostre e tornei inclinano verso forme teatraleggianti, la giostra aretina si mantiene un maschio esercizio cavalleresco e si caratterizza per la presenza sul Saracino di un bersaglio con punteggi differenziati.
Nel corso della sua lunga storia la giostra scompare e riappare più volte: manca durante il Settecento, ricompare alla fine dello stesso secolo e sparisce di nuovo nel corso dell'Ottocento. I fatti giostreschi di cui si ha memoria fra il 1778 e il 1810 sono ben tredici, ma è una giostra assai diversa dal passato: protagonisti ne sono semplici artigiani, si usano costumi teatrali e talvolta il fiero Saracino è sostituito dal semplice Arlecchino. L'ultima giostra dell' età moderna si svolge il 15 agosto 1810 nella piazza della Cattedrale, regnante Napoleone Bonaparte, per solennizzare il genetliaco dell'imperatore e l'anniversario della promulgazione del concordato tra Francia e Santa Sede.

Dopo di allora la giostra sopravvive nelle campagne, senza cavallo e senza Saracino: è un semplice giuoco contadino, quasi una parodia della fastosa giostra nobiliare. Ed anche quella svoltasi nei giardini del Prato nel settembre 1838, nota come "Giostra delle quattro stagioni", ha poco a che vedere con il Saracino, essendo una giostra dell'anello
La rivalutazione del Medio Evo e delle tradizioni popolari operata dalla cultura romantica apre nel nostro secolo la strada alla ripresa della giostra come rievocazione storica del passato. Una prima giostra con queste caratteristiche si svolge nel 1904 nell' "anello" del Prato per ricordare il centenario della nascita del poeta Francesco Petrarca, avvenuta nel 1304 in Arezzo. Ma è il 7 agosto 1931 che l'antica tenzone cavalleresca viene stabilmente rimessa in vita, in forma di rievocazione ambientata nel XIV secolo. La Giostra del Saracino, che per la prima volta si svolge nella cornice di Piazza Grande, è voluta dai maggiorenti del fascismo per avvicinare il popolo al regime. Per questo motivo i giostratori, anziché a titolo individuale come in passato, gareggiano a nome degli antichi quartieri aretini. Questa formula, coinvolgendo nell'agone l'intera città, assicurerà un grande successo alla Giostra del Saracino, consentendole di giungere fino ai giorni nostri.