Itineraio Parco dell'uccellina

Vacanze, per gli amanti della natura un itinerario da non perdere.


Il Parco dell'Uccellina, pur essendo un territorio caratterizzato da una folta vegetazione, pullula di testimonianze storicartistiche di grande importanza, molto eterogenee fra loro, risalenti a varie epoche e frutto di realtà ed esigenze diverse. Il territorio del Parco è oggi suddiviso fra i Comuni di Grosseto, di Magliano in Toscana e di Orbetello, mentre anticamente la zona subì varie dominazioni.
L'insediamento più antico è l' Abbazia di S. Rabano, sorta per volere dei Vescovi di Roselle, i cui vastissimi possedimenti si estendevano intorno alla città di Grosseto.

La storia del monastero e del suo territorio è legata alla storia di questa città, che crebbe di importanza dopo che vi fu trasferita la Sede Vescovile dalla ormai decadente Roselle. La zona passò nel x m secolo sotto il dominio dei Conti Aldobrandeschi di Sovana; Clemente m ne confermò "le ragioni sopra metà di quella città". Nel 1221 per volere di Federico II gli Aldobrandeschi si confederarono con la Repubblica di Siena. Seguirono anni assai turbolenti fino a quando, nel 1266, Messer Abate del Malia, divenuto facoltoso e potente, venne convocato dai senesi che vedevano in lui un alleato.
Nel frattempo la famiglia Aldobrandeschi si era divisa per matrimonio in due rami, quello di Sovana e Pitigliano e quello di Santa Fiora. Questi ultimi, insediatisi nella zona di Grosseto, confermarono nel 1283 le convenzioni firmate nel 1221 con la Repubblica di Siena; nel 1301, profittando del loro indebolimento, i senesi presero il sopravvento e si impossessarono di, Grosseto.

Nel 1307 il problema della delimitazione dei confini fra le corti di Grosseto e di "Monteano" (Montiano) sollevò alcune contestazioni. I Governatori della Repubblica operarono in maniera da garantire la pace; in quell'occasione furono definiti anche i confini con l' Alberese e con la zona di Castiglioni.
I grossetani però mal tolleravano la dominazione senese, per cui il potente cittadino Bino di Messe, Abate di Malia, incitò il popolo a ribellarsi. Nel 1310 furono i senesi a riprendere il sopravvento trattando la resa senza ricorrere alle armi, ma nel 1312 Messer Bino, approfittando del fatto che i senesi avevano spedito le truppe a Roma per impedire l'incoronazione di Arrigo VII e si trovavano quindi indeboliti, riprese il sopravvento con un successo tanto duraturo da poter passare il governo della città ai figli Malia e Abbatino. I senesi in questa occasione, per il timore di nuove guerre e per le amicizie che la famiglia grossetana era stata capace di conquistarsi facendo favori a molti illustri rappresentanti senesi, non li molestarono.

Il 1327 è una data fondamentale per la storia della Maremma in quanto Lodovico di Baviera, proclamato Re dei Romani e sceso in Italia per l'incoronazione, sulla via di Roma transitò per la strada della Maremma. L'anno dopo Lodovico tentò senza successo la conquista della città di Grosseto insieme all'armata del Re di Sicilia, il cui intervento era stato richiesto dai Conti di Santa Fiora. I figli di Bino del Malia, che avevano saputo difendere così bene la città con l'aiuto dei senesi, vi mantennero il loro dominio fino al 1334 allorché, morto il loro genitore, il Governo dei Nove di Siena ritenne giusto riprendere la Signoria di Grosseto mandandovi un buon nerbo di milizie al comando di ]acopo di Cante Gabbrielli da Gubbio.
Costui, espugnata la città, ne riformò tutti gli statuti e, gettate le fondamenta di una poderosa fortezza, condusse Malia e Abbatino prigionieri a Siena; essi, fuggiti dalla prigione, tornarono a impadronirsi di Grosseto nel 1335. Con l'aiuto dei pisani inflissero una seria sconfitta ai senesi che l'anno seguente ripresero saldamente e definitivamente possesso della travagliata città maremmana.
Nel 1447 un nuovo conquistatore, Alfonso d' Aragona, prese stanza in Grosseto. Otto anni dopo ]acopo Piccinino attraversò i territori maremmani devastandoli e tentandone la conquista, ma la situazione si risolse in favore dei senesi.
Frattanto continuavano le avverse fortune di questa provincia: la popolazione andava man mano decrescendo; diminuivano inoltre la sicurezza pubblica, la produzione del suolo e la salubrità del clima.

La Repubblica di Siena era ormai indebolita dalle continue lotte con Cosimo I; i francesi, alleati dei senesi, si rifugiarono a Grosseto fino al 1559, anno della loro definitiva sconfitta.
Si devono a Cosimo i primi tentativi di miglioramento delle condizioni di sopravvivenza nel territorio maremmano così lungamente provato e ormai ridotto alla completa rovina. Questi tentativi furono poi trasformati in veri e propri programmi di pianificazione territoriale con le conseguenti grandi migliorie messe in opera dai governi che seguirono. La cartografia storica redatta a partire dal XVI secolo testimonia le varie fasi dei questo sviluppo.
Prendendo in esame la zona del Parco vedremo infatti, anche da pochi esempi, questo
continuo progredire.
Dalle prime due carte cinquecentesche, ove troviamo segnate solo le località più importanti, si passa, a una carta settecentesca già molto curata, fino ad arrivare alla carta che viene considerata la pietra miliare della cartografia toscana realizzata con regolari triangolazioni, infine nell'ultima carta militare possiamo vedere le triangolazioni disegnate.

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